cambiamento

Cambiare vita e lavoro. Quando scatta qualcosa.

Non potevo non aprire questo blog raccontando un po’ il motivo per cui sono arrivata qui, perchè ho deciso di lasciare il mio lavoro “sicuro” e la mia casa “sicura” per andare in giro per il mondo e lavorare online. 

Spero che la mia storia, il mio lavoro, i miei strumenti, il racconto dei miei successi e dei miei sbagli possano aiutarti in qualche modo.

È così che ho deciso di iniziare questo nuovo capitolo della mia vita: condividendo.

Condividere per me è la base delle relazioni ed è alla base di un percorso di vita. Ho imparato tantissimo dalle storie di altri. Ho condiviso con loro valori e sono stata in disaccordo su altri aspetti. Ho capito cosa mi piaceva e cosa invece no.
Sono sempre stata curiosa di conoscere altri modi di vivere rispetto a quello che mi è sempre stato insegnato. Ho scoperto che, in effetti, esistono altri modi di felicità, più adatti al mio Essere.  La discussione e lo scambio di opinioni è ciò che mi permette di fiorire interiormente ogni giorno.

È così che apro il mio blog. Condividendo una parte di me e del mio viaggio, di vita e professionale.

Dopo anni di studio, andavo verso una direzione be precisa… e ho ribaltato tutto di colpo.

Il 14 febbraio del 2022 ho impacchettato le mie cose e sono partita per Lisbona. Ho lasciato tutte le mie sicurezze e la mia stabilità per vivere e lavorare in giro per il mondo. Perchè quello è sempre stato il mio sogno.
Mentre sto scrivendo questo articolo sto viaggiando verso Gran Canaria e sta iniziando a venirmi la nausea perchè io patisco la nave! Il programma è stare lì un paio di settimane… Ma tra 15 giorni non so dove sarò e non so che farò.

Tante persone mi chiedono come faccio, come faccio a conciliare il viaggio con la creazione di un nuovo business. Altre, quando mi chiedono come sto, aggiungono sempre “ma tanto a te non ti ferma nessuno”. Mi hanno detto che questa non è la vita reale alla fine. Si viaggia durante le vacanze e non per tutto l’anno. Qualcuno mi ha detto che vivo come una ragazzina.

Ogni persona mette un po’ di se stessa e della sua storia nelle affermazioni che fa. Il segreto è ricordarsi proprio questo! Quando ricevi una critica o ti giudicano o quando mettono in dubbio le tue scelte, non stanno parlando con te ma con loro stesse. Non te la prendere! Non è cattiveria, è sofferenza. Non esistono persone cattive ma solo profondamente ferite.

Mettere al primo posto me stessa e legittimare il mio desiderio di trascorrere questa vita a modo mio è stato sicuramente il primo passo e il più importante che io abbia fatto.

È stato un cambiamento drastico il mio. Ma a 36 anni non volevo mollare! Volevo rilanciare!
Sono figlia unica, cresciuta in una campana di vetro insieme a un sacco di credenze limitanti sul mito di svolgere una professione stabile e socialmente riconosciuta.  Per via della mia parlantina, i miei hanno pensato che avrei sarei stata un ottimo avvocato. E quindi, dopo il liceo classico, sono sbarcata a Giurisprudenza, senza mai troppa convinzione.
Ma sono una persona determinata e molto testarda… Talmente testarda che ero riuscita a convincere me stessa che l’avvocatura sarebbe stata la strada giusta per me.

Ma io in quel lavoro proprio non mi ci sono mai trovata.
Non riuscivo ad esprimere me stessa. 
Ero combattuta tra la stabilità e la sicurezza che quel lavoro mi dava e il vuoto allo stomaco con cui mi svegliavo ogni mattina.

Ho sempre sentito dentro di me che quella non poteva essere la mia vita, che c’era qualcosa che non quadrava, qualcosa fuori posto. Ma ero l’unica a pensarla così. Provavo a confrontarmi con le persone che avevo accanto e finivo per essere definita “un po’ strana”. Insomma, “già grazie che hai un lavoro! Tienitelo stretto, nel lavoro bisogna faticare, nessuno ama il proprio lavoro”…

Intanto, perplessa, continuavo a convivere con attacchi di ansia, gastro-enteriti, dismenorrea e sensazione di disagio profondo apparentemente inspiegabile. Il mio corpo cercava in tutti i modi di dirmi che non stavo vivendo secondo i miei valori, ma io ero diventata un drago nel non ascoltarlo.
Il disagio più grande non era tanto il cambiare in sé. Il problema più grande era proprio rendermi conto che la possibilità di decidere della mia vita c’era, che davvero avrei potuto cambiare vita e lavoro.

Ti sei mai sentita così? 

Ho sempre sognato di poter lavorare viaggiando. Nella mia testa mi vedevo con il mio computer in un caffè di un paese esotico a preparare il materiale per la cliente. Mi immaginavo libera, mentre mi autogestivo il lavoro.
Non sapevo bene che cos’avrei potuto fare, ma quell’immagine ha sempre girato nella mia testa. In effetti, sarebbe rimasto un sogno nella testa se il mio mondo non fosse crollato.
A mio padre avevano diagnosticato un cancro al pancreas. Durante quel periodo non avevo molto spazio libero nella testa per pensare a come cambiare vita. Cercavo solo di sopravvivere. Ogni sei mesi i medici ci dicevano che sarebbero stati gli ultimi. Abbiamo vissuto così 5 anni. Finché non ce l’ha fatta più.
Per cinque anni ho messo in pausa tutto… e per i due anni successivi al suo passaggio… 

Lì c’è stato il crack dentro di me.

Ma come? Aveva fatto tutto “bene”, almeno secondo la società. Aveva seguito le regole, ma non era servito a niente. Non era felice e non era sereno.
E allora qual è il senso di tutto questo? 

Ho iniziato a pensare. Forse invece ne sarebbe valsa la pena seguire la mia voce interiore invece di soffocarla. Quella voce che mi ha sempre sussurrato all’orecchio un’altra strada.

Che avevo da perdere? 

Un sacco di cose in effetti: prime tra tutte la mia zona di comfort e la sicurezza! Però potevo guadagnarci in felicità… ed eccomi qui che, come te, sto costruendo la mia felicità un giorno alla volta. 

Da dove sono partita senza avere idee? Te lo racconto in un altro articolo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *